Sabato 30 novembre, tra le incantevoli pareti della Biblioteca Borges di Bologna, si è svolto un evento che ha intrecciato riflessione, creatività e condivisione. Promosso da She is a Scientist, nell’ambito del Festival della Violenza Illustrata, l’incontro ha esplorato il tema della violenza di genere nel mondo della scienza e della tecnologia. Attraverso un approccio innovativo basato su lettura, scrittura terapeutica e arte, è stato possibile approfondire le dinamiche che perpetuano il gender gap e costruire un messaggio di speranza e cambiamento.


Dare voce al silenzio attraverso la scrittura
L’evento si è svolto grazie alla moderazione di Carla Catena di NoiAltre, con Nicole Ticchi per la parte introduttiva e sotto la guida esperta di Federica Valentini per la parte di scrittura terapeutica. In questa fase, in particolare, i partecipanti hanno sperimentato uno strumento potente per scavare dentro di sé e portare alla luce emozioni spesso nascoste. Partendo dai libri che parlano di scienza, si sono selezionate quattro parole chiave – eccezionalità, invisibilità, inferiorità e perfezione – per analizzare e decostruire gli stereotipi e le narrazioni che contribuiscono a rendere la violenza così presente e, al contempo, difficile da visualizzare.
“Se avessi ricevuto un dollaro per tutte le volte che ho avuto ragione, ora sarei ricca. Se avessi ricevuto un dollaro per tutte le volte che mi hanno dato ragione, ora avrei un dollaro,” recitava un estratto dal diario immaginario di Leona Woods, stimolando una riflessione profonda sull’invisibilità delle donne nella storia della scienza.
Uno degli esercizi più significativi ha invitato i partecipanti a mettersi nei panni di Leona Woods, una delle poche donne coinvolte nel Progetto Manhattan, immaginando di essere lei e scrivendo una pagina di diario. Questo esercizio ha permesso di immedesimarsi nelle sfide di una scienziata spesso isolata, ma determinata, evidenziando come la forza delle donne nella scienza sia stata troppo a lungo trascurata o minimizzata.
L’Arte come catalizzatore di riflessione
Le opere della mostra Cheese, realizzate dall’artista Sara Cimarosti in collaborazione con Noi Altre, hanno fatto da cornice visiva all’evento, amplificando il significato delle riflessioni condivise. Immagini potenti, cariche di significati simbolici, hanno guidato i partecipanti verso una comprensione più profonda dei meccanismi di rappresentazione della violenza di genere, stimolando nuove prospettive su come affrontarla e superarla.
Creare insieme: la poesia collettiva
Il momento finale e più di impatto è stato la creazione di una poesia collaborativa. Ciascun partecipante ha contribuito con versi che riflettevano le proprie esperienze e visioni, creando un’opera unica che unisce passato, presente e futuro. Ogni strofa, dedicata a una delle parole chiave, ha trasformato il dolore e la discriminazione in un messaggio di speranza e resistenza.
La poesia è diventata un manifesto simbolico di un futuro in cui la scienza sia equa e inclusiva, un luogo in cui ogni bambin* possa sognare senza limiti, guardare alle stelle, agli atomi o alle equazioni, senza essere trattenut* da costrutti sociali e culturali come il genere.



Un messaggio per il futuro
L’evento non è stato solo un momento di riflessione, ma un passo concreto verso un cambiamento culturale. Le storie condivise, le emozioni scritte e le immagini osservate si sono trasformate in strumenti di consapevolezza per affrontare e smantellare le barriere che ancora oggi escludono o invisibilizzano talenti femminili nella scienza.
“Le stelle, si sa, non hanno genere,” ha ricordato Federica. Questo semplice pensiero racchiude il cuore dell’evento: costruire un mondo scientifico dove ogni persona, indipendentemente dal genere, possa brillare con la stessa intensità.
Grazie a Noi Altre, a Federica Valentini, a Sara Cimarosti e a tutte le persone che hanno partecipato. Insieme, abbiamo compiuto un piccolo passo verso un futuro in cui la scienza non abbia confini, se non quelli delle stelle stesse.

