Tiziana Catarci si è laureata in Ingegneria Elettronica nel febbraio 1987 presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, dove ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Informatica nell’ottobre 1992. Dal novembre 2000 è Professoressa Ordinaria di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni.
Nel corso degli anni, le principali tematiche su cui è stata svolta l’attività di ricerca sono state:
- Interazione Persona-Calcolatore
- Linguaggi ed interfacce per l’interazione con basi di dati
- Qualità dei dati nei sistemi informativi
- Modellazione e progettazione di basi di dati
- Algoritmi di layout
Su questi temi Tiziana Catarci ha pubblicato oltre 200 articoli in prestigiose riviste e conferenze internazionali e scritto o editato più di 20 libri.
Dal 2009 ha ricoperto ruoli dirigenziali presso dipartimenti ed enti di ricerca afferenti all’università ed è stata candidata a Rettrice della Sapienza per il periodo 2014-2020 (Fonte sito web DIAG, La Sapienza).
E’ molto attiva per quel che riguarda i progetti volti a favorire la partecipazione delle donne alla scienza per tutte le fasce d’età.
Ha un figlio, che ha deciso di seguire le orme scientifiche dei genitori, iscrivendosi al corso di laurea in Fisica.
D.: Professoressa, Lei ha una grande esperienza nella ricerca scientifica, sia in Italia che all’estero. La sua carriera ha influenzato i suoi programmi familiari (es. ha aspettato un determinato momento per sposarsi o per avere dei figli)?
Mi sono sposata quando ero ancora ricercatrice. Volevo non solo “vivere” il mio lavoro, ma soprattutto il mio periodo produttivo. Volevo viaggiare, mio marito faceva il mio stesso lavoro e condividevamo gli stessi desideri, per cui ho deliberatamente scelto di aspettare, senza costrizione. Poi, con gli anni, dopo la scomparsa di mio padre, ho cambiato prospettiva e ho deciso, a circa 40 anni, quando già ero professoressa ordinaria, che era giunto il momento di avere un figlio.
D.: Viceversa, la costruzione di una famiglia ha, in qualche modo, influito sul suo lavoro?
In generale, sembra che tutta la gestione dell’equilibrio casa – lavoro, vita – lavoro, accudimento – lavoro sia un problema delle donne. Nessuno si pone il problema di far conciliare all’uomo famiglia e carriera. Mio marito ha sempre condiviso con me il carico familiare, perché quando si condivide tutto diventa più agevole. Da un certo punto di vista inviterei le ragazze a “scegliere bene” i propri partner, per far sì che le responsabilità della casa e della famiglia non ricadano solo su di loro.
Per quanto riguarda il lavoro, chi fa ricerca non ha orari, e questo può essere un bene o un male. Magari un giorno si lavora per poche ore e un altro si passa tutta la notte a finire un articolo scientifico. E’ comunque un lavoro che spesso può essere gestito a distanza, quindi anche da casa, ma che, allo stesso tempo, può richiedere trasferte all’estero. Ora che sono direttrice di Dipartimento il mio lavoro è in gran parte amministrativo e meno di ricerca, quindi ho un po’ più orari “da ufficio”, ma quando ero più giovane facevo tantissima ricerca.
D.: Ha potuto usufruire del congedo di maternità senza interrompere alcun contratto?
Come detto prima, ho partorito quando già ero professoressa ordinaria all’università, per cui non c’è stata alcuna interruzione. Naturalmente, però, lavorando nel settore ICT, già allora per noi esisteva il cosiddetto “smart working”, per cui fino al parto non sono mai stata completamente lontana dal mio lavoro, avendo la possibilità di collegarmi quando necessario.
D.: Ha dovuto allontanarsi dal suo lavoro durante la gravidanza e/o l’allattamento perché considerato “lavoro a rischio”? Se sì, questo ha influito sulla progressione di carriera?
No, il mio lavoro non ha mai rappresentato un reale rischio per la gravidanza o l’allattamento, lavorando prevalentemente nel campo dell’ingegneria informatica.
D.: Le hanno mai, consapevolmente o meno, fatto pesare il fatto di “essere una donna” nel suo ambiente di lavoro?
Quando ero all’università eravamo 4 ragazze e 300 ragazzi. Trovarsi in un ambiente solo maschile può essere una condizione pesante, o ci si sente inadeguate o si decide di reagire. Io ho deciso di reagire e alla fine eravamo quasi “coccolate” da tutti gli altri.
Anche quando ho iniziato a lavorare, per anni sono stata l’unica donna alle riunioni. Nel campo delle ICT (Information and Communication Technology) le donne sono così poche che sono considerate come i panda, devono essere preservate. Probabilmente ci sono uomini che si sentono minacciati dalle presenze femminili.
In realtà nel mio campo c’è un’enorme offerta di lavoro, ma i posti rimangono scoperti.
D.: Lascerebbe un messaggio alle giovani studentesse di scuola superiore e universitarie?
Il digitale sta cambiando il mondo. Il problema è che lo sta facendo quasi solo con gli uomini, che occupano il 90% delle posizioni lavorative nelle ICT. Questo priva tutti della ricchezza della diversità. Le ragazze dovrebbero essere artefici del cambiamento e non subirlo. Sono certa che si divertirebbero molto.
Questa intervista rientra nel lavoro di tesi svolto da Giovanna Corona su “Scienziate e Maternità” all’interno del Master in Comunicazione Scientifica dell’Università di Parma, grazie al quale sono state poste alcune domande a scienziate attualmente in attività sulla carriera, sulla famiglia, sul loro lavoro e su come siano riuscite a conciliare tutto. La scelta delle protagoniste ha spaziato dalla fisica alla chimica, dall’informatica alla biologia, così come il ruolo assunto, che va dalla docente universitaria alla direzione di un istituto di ricerca fino ad arrivare alle libere professioniste.
