Patrizia Caraveo si è laureata in Fisica all’Università di Milano nel 1977. Dopo un periodo all’estero, è approdata all’Istituto di Fisica Cosmica del CNR di Milano, poi confluito nell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Dal 2002 è Dirigente di Ricerca ed è attualmente Direttrice dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano ed è professoressa a contratto presso l’Università di Pavia.
E’ stata tra i primi a capire il ruolo fondamentale delle stelle di neutroni nell’astrofisica delle alte energie. In anni di sforzi volti all’identificazione della sorgente Geminga, riconosciuta come la prima pulsar senza emissione radio, ha messo a punto una strategia multilunghezze d’onda per l’identificazione delle sorgenti gamma galattiche.
Ha una figlia, Giulia, laureata in chimica, dottoressa di ricerca e scrittrice.
D.: Lei ha una grande esperienza nella ricerca scientifica, in particolare in astrofisica, sia in Italia che all’estero. Si è costruita una famiglia di scienziati e ha avuto modo di condividere i suoi studi e le sue passioni con chi ama e chi ha amato. La sua carriera ha influito sui suoi programmi familiari (es. ha aspettato un determinato momento per sposarsi o per diventare madre)?
Sono entrata di ruolo al CNR all’età di circa 28 anni. Ho avuto, in precedenza, un periodo fatto di borse di studio e contratti, ma non è durato tantissimo. Mia figlia, però, è nata dopo 7 anni. Nel mio caso non è stato il lavoro ad influenzare la decisione di mettere su famiglia, quanto la ricerca di un equilibrio e una maturità di coppia.
D.: Viceversa, la costruzione di una famiglia ha influito sul suo lavoro (es. non poteva viaggiare, ha dovuto rinunciare a qualcosa)?
Mi sono sempre ritenuta una privilegiata. Avendo un mio ufficio avevo la possibilità di portare con me la bambina, mi ero organizzata con una scatola piena di giochi e tutti i miei colleghi la conoscevano. Sicuramente una donna che lavora in cassa in un supermercato non può permettersi di fare la stessa cosa. Ho portato mia figlia con me anche in occasione di diverse conferenze. Nei primi tempi ho rinunciato a viaggiare, ma ho ripreso quando ho smesso di allattarla. Avevo una baby sitter in casa, perché dovevo assicurarmi che ci fosse sempre qualcuno con la bambina e abbiamo avuto sempre un aiuto da parte dei nonni.
D.: Ha potuto usufruire del congedo di maternità senza interrompere alcun contratto?
Come detto prima, mia figlia è arrivata quando avevo già un lavoro stabile, quindi ho avuto la possibilità di usufruire del congedo di maternità senza problemi, ma non ho abbandonato completamente il mio lavoro, avendo la possibilità di lavorare al computer.
D.: Ha dovuto allontanarsi dal suo lavoro durante la gravidanza e/o l’allattamento perché “lavoro a rischio”? Se sì, questo ha influito sulla progressione di carriera?
No, il mio lavoro non era considerato “a rischio”, poi comunque gran parte di esso era svolto al computer e comprendeva anche molte teleconferenze con Paesi esteri.
D.: Le hanno mai, consapevolmente o meno, fatto pesare il fatto di “essere una donna” nel suo lavoro?
Ho vissuto diversi anni all’estero, principalmente negli USA e in Francia e lì l’ambiente di lavoro era molto inclusivo, con la presenza di donne nei rispettivi team, compresi anche ruoli apicali.
Nella mia storia personale e professionale, invece, avendo un marito che svolgeva un lavoro simile al mio, ma con posizioni più elevate, più volte sono stata ritenuta “la moglie di…” e questo genere di critiche venivano principalmente da altre donne. I colleghi uomini mi hanno sempre considerato per il mio lavoro e non per chi avevo sposato.
D.: Vorrebbe lasciare un messaggio alle giovani studentesse di scuole superiori e universitarie?
Spesso le donne vengono molto “spaventate”, a partire dalle famiglie, che cercano di tarpare loro le ali, inculcando l’idea che “quello non sia un lavoro per donne”.
Negli anni mi è capitato, un paio di volte, che delle studentesse abbiamo rinunciato ad andare all’estero per svolgere il loro dottorato perché “il fidanzato non voleva”.
La verità è che esistono persone che sono capaci di fare ogni tipo di lavoro, ma, soprattutto, non bisogna fare l’errore di pensare che le donne non siano adatte ad un lavoro scientifico.
Questa intervista rientra nel lavoro di tesi svolto da Giovanna Corona su “Scienziate e Maternità” all’interno del Master in Comunicazione Scientifica dell’Università di Parma, grazie al quale sono state poste alcune domande a scienziate attualmente in attività sulla carriera, sulla famiglia, sul loro lavoro e su come siano riuscite a conciliare tutto. La scelta delle protagoniste ha spaziato dalla fisica alla chimica, dall’informatica alla biologia, così come il ruolo assunto, che va dalla docente universitaria alla direzione di un istituto di ricerca fino ad arrivare alle libere professioniste.
