Elisabetta Comini ha conseguito la laurea in Fisica presso l’Università di Pisa occupandosi di cristalli e spettroscopia nel 1996; ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Scienza dei Materiali presso l’Università di Brescia nel 2000 su film sottili di ossidi metallici per il rilevamento chimico.
Professoressa Ordinaria in Fisica della Materia presso l’Università degli Studi di Brescia, dove insegna Fisica Sperimentale della Materia, responsabile del laboratorio SENSOR dell’Università di Brescia che si occupa in particolare di “Metal oxide nanocrystalline quasi-1D structures”.
Ha due figlie.
D.: Lei ha una grande esperienza nella ricerca scientifica. La sua carriera ha influenzato i suoi programmi familiari (es. ha aspettato un determinato momento per sposarsi o avere dei figli)?
Sì, ho atteso per poter mettere su famiglia per poter fare carriera, anzi, anche quando avevo raggiunto una buona posizione ho atteso il momento dell’”ora o mai più”.
D.: Viceversa, la costruzione di una famiglia ha, in qualche modo, influito sul suo lavoro?
A me sarebbe piaciuto andare all’estero, ma ho rinunciato. Negli altri Paesi ci sono molte offerte per chi viene da fuori, ma chi intraprende un percorso del genere non torna più in Italia. Io avevo esigenza di tornare, quindi ho rinunciato.
Ovviamente non potevo fare più gli orari di prima e i nonni non erano vicini. Mio marito collabora molto, ad esempio se le bambine stanno male e non vanno a scuola capita che sia lui a stare a casa con loro, anche se la mamma è sempre quella che ha il carico maggiore e ne risulta più svantaggiata.
D.: Ha potuto usufruire del congedo di maternità senza interrompere alcun contratto?
In teoria sì. Nella pratica ho continuato a lavorare fino a poco prima del parto e subito dopo perché il mio lavoro aveva una buona flessibilità. In fondo docenza e ricerca sono lavori gestibili liberamente, molto più di altri tipi di lavori. Mi portavo le bambine in ufficio, le allattavo lì, naturalmente in quel periodo non andavo in laboratorio. Era faticoso e non potevo fare più gli orari di prima, ma sono riuscita a trovare un equilibrio.
D.: Ha dovuto allontanarsi dal lavoro durante la gravidanza e/o l’allattamento perché considerato “lavoro a rischio”? Se sì, questo ha influito sulla sua progressione di carriera (es. ha impiegato più anni di quelli previsti per raggiungere l’attuale posizione)?
Il mio lavoro non era considerato “a rischio” perché nel periodo in cui ho avuto le bambine avevo un ruolo di gestione e meno operativo, per cui non andavo in laboratorio.
D.: Le hanno mai, consapevolmente o meno, fatto pesare il fatto di “essere una donna” nel suo ambiente di lavoro?
In generale chi ha una famiglia non è facilitato. Che si tratti di una donna o di un uomo. Solitamente il carico maggiore è della mamma, ma anche il papà che vuole dedicarsi alla sua famiglia oltre che al lavoro viene trattato in modo diverso da parte di chi dedica interamente il suo tempo al lavoro. Solitamente si tratta di “cose non dette”, sguardi, comportamenti impliciti che quasi colpevolizzano chi si dedica alla propria famiglia.
D.: Vorrebbe lasciare un messaggio alle giovani studentesse di scuole superiori e universitarie?
Le bambine e le ragazze devono sentirsi libere di fare le proprie scelte. E’ importante che assecondino le proprie aspirazioni e i propri talenti e non devono farsi bloccare né dagli insegnanti né dalla famiglia né da chiunque altro che provi a dire che non sono adatte per quel percorso.
Bisogna portare l’attenzione su questi argomenti. Personalmente a volte vado a scuola delle mie figlie a parlare del mio lavoro. E’ importante che le bambine e le ragazze capiscano che ognuno può fare tutto ciò che vuole. Anche il modo di dire le cose è importante, molto spesso il linguaggio utilizzato, anche se non in maniera esplicita, esprime degli stereotipi di genere e questo influenza il modo di vedere le cose.
Questa intervista rientra nel lavoro di tesi svolto da Giovanna Corona su “Scienziate e Maternità” all’interno del Master in Comunicazione Scientifica dell’Università di Parma, grazie al quale sono state poste alcune domande a scienziate attualmente in attività sulla carriera, sulla famiglia, sul loro lavoro e su come siano riuscite a conciliare tutto. La scelta delle protagoniste ha spaziato dalla fisica alla chimica, dall’informatica alla biologia, così come il ruolo assunto, che va dalla docente universitaria alla direzione di un istituto di ricerca fino ad arrivare alle libere professioniste.
