Monica Gori è scienziata senior di ruolo presso l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), dove dirige il laboratorio U-VIP (Unit for Visually Impaired People). È esperta di sviluppo, integrazione multisensoriale, disabilità visiva e percezione spaziale.

 Si è laureata in psicologia presso l’Università di Firenze nel 2004 (con lode); ha conseguito il dottorato di ricerca in Tecnologie Umanoidi presso l’Università di Genova e l’IIT nel 2009. 

Durante il dottorato ha interagito con un ambiente fortemente multidisciplinare avviando collaborazioni con ingegneri e istituti clinici (ad esempio l’Istituto Chiossone e l’Istituto Stella Maris). 

Ha partecipato a diversi progetti di ricerca, incentrati sempre sull’interazione sensoriale, spesso in persone affette da disabilità ed ha vinto anche numerosi premi per la sua attività scientifica. 

Ha tre figli. 

D.: Lei ha una grande esperienza nella ricerca scientifica. La sua carriera ha influenzato i suoi programmi familiari (es. ha aspettato un determinato momento per sposarsi o avere dei figli)?

Sono diventata mamma per la prima volta quando avevo un contratto di post Doc precarissimo, ma fortunatamente ho un marito che ha sempre collaborato molto alla vita familiare. 

D.: Viceversa, la costruzione di una famiglia ha, in qualche modo, influito sul suo lavoro?

Be’, quando hai dei figli di cui occuparti necessariamente devi mettere dei limiti al lavoro. Ho sempre viaggiato molto e il mio desiderio era proprio viaggiare e lavorare. Dopo la nascita del primo figlio ho continuato a viaggiare un po’, ma poi ha iniziato a pesarmi.

I nonni non vivono nella nostra stessa città, ma ci danno comunque una mano se noi dobbiamo viaggiare e i bambini non vanno a scuola. In generale, però, cerchiamo di non viaggiare insieme. Abbiamo una baby sitter che ci aiuta fino al pomeriggio e se uno dei nostri figli sta male a casa rimane chi tra noi due in quel momento ha meno impegni. 

D.: Ha potuto usufruire del congedo di maternità senza interrompere alcun contratto?

Il congedo era previsto con blocco del contratto, quindi ne ho usufruito tranquillamente. Mi sono presa il tempo che mi sembrava giusto e ho allattato per tutto il tempo che ho voluto. In previsione della mia assenza avevo organizzato bene il mio gruppo e ogni tanto mi facevo sentire. 

D.: Ha dovuto allontanarsi dal lavoro durante la gravidanza e/o l’allattamento perché considerato “lavoro a rischio”? Se sì, questo ha influito sulla sua progressione di carriera (es. ha impiegato più anni di quelli previsti per raggiungere l’attuale posizione)?

Il lavoro in sé non era considerato “a rischio”, però in gravidanza e in allattamento non ho potuto recarmi direttamente negli ospedali e ho dovuto lavorare prevalentemente dal mio ufficio. 

D.: Le hanno mai, consapevolmente o meno, fatto pesare il fatto di “essere una donna” nel suo ambiente di lavoro?

Discriminazioni di genere, onestamente, non ne ho mai avvertite, ma la mia è una situazione particolare. Sono partita con lo studiare arte alle scuole superiori, mi sono laureata in psicologia e poi sono passata alle tecnologie. Mi è capitato di ricevere critiche e battute più per la variabilità del mio percorso che per il mio genere. 

D.: Vorrebbe lasciare un messaggio alle giovani studentesse di scuole superiori e universitarie?

Quando ero alle scuole medie gli insegnanti mi sconsigliarono di fare il liceo ed è per questo che poi ho studiato arte. 

Vado spesso in giro per le scuole ad incontrare le studentesse e quello che vorrei che capissero è che non devono sentirsi obbligate a seguire strade predefinite e non devono aver mai paura di cambiare, se si rendono conto che quella che hanno intrapreso non è la strada per loro. 

Il cervello non smette di funzionare dopo i 18 o dopo i 24 anni, si può sempre cambiare idea. 

Questa intervista rientra nel lavoro di tesi svolto da Giovanna Corona su “Scienziate e Maternità” all’interno del Master in Comunicazione Scientifica dell’Università di Parma, grazie al quale sono state poste alcune domande a scienziate attualmente in attività sulla carriera, sulla famiglia, sul loro lavoro e su come siano riuscite a conciliare tutto. La scelta delle protagoniste ha spaziato dalla fisica alla chimica, dall’informatica alla biologia, così come il ruolo assunto, che va dalla docente universitaria alla direzione di un istituto di ricerca fino ad arrivare alle libere professioniste.

Rispondi