E perché le storie di Chiara, Eva, Bianca, Tecla, Maria Beatrice e Chiara valgono come un manuale di ruolo
La Monaco Energy Boat Challenge (MEBC) è uno di quei posti in cui la nautica del futuro non si immagina: si vede correre. Edizione 2025, Yacht Club de Monaco, 1–6 luglio: 42 team universitari da 20 Paesi si sfidano tra prove di velocità, endurance, slalom, manovrabilità e, novità, test autonomi dell’AI Class. È il laboratorio a cielo aperto dove si misura davvero cosa significa transizione energetica in mare. Qui l’Italia ha scritto pagine importanti: UniBoAT (Università di Bologna) ha primeggiato arrivando a essere proclamata campionessa dell’edizione e aggiudicandosi riconoscimenti chiave, tra cui il Design Prize 2025, mentre UniGe Elettra (Università di Genova) ha portato a casa un argento di categoria, il record di velocità e il premio speciale Eco-conception. unige.it+4montecarlotimes.eu+4Corriere della Sera+4
Non solo risultati: perché contano le persone
Le classifiche contano, ma ancora di più contano i volti e le competenze che le rendono possibili. Le interviste che abbiamo raccolto sul campo raccontano proprio questo: ragazze che stanno trasformando il modo di pensare e progettare la mobilità marittima, e lo fanno come ingegnere, come scienziate, come organizzatrici. Role model concreti, visibili, vicini.
Chiara Minervino ed Eva Castellani lavorano sull’idrodinamica della barca di UniBoAT. Studiano rispettivamente Ingegneria Meccanica e Aerospaziale e portano in acqua ciò che in aula è formula e simulazione: profili di carena, resistenza all’avanzamento, compromessi tra stabilità e velocità. Il loro è l’esempio più pulito di learning by doing: quando il cronometro gira, l’equazione deve “stare in piedi” non su un foglio ma tra onde e scie. Il messaggio per una classe di medie o superiori è potente: la matematica “serve” perché senza un bilancio di forze corretto la barca non scivola, cavita, consuma troppo; e, soprattutto, si impara davvero quando si prova, si sbaglia, si corregge e si riprova.
Bianca Muratori e Tecla Costa, del Team Idrogeno di UniBoAT, mostrano un’altra faccia dell’innovazione: quella dell’integrazione di sistema. Studentesse di Ingegneria Energetica, ragionano su stack, bilanci di impianto, sicurezza, stoccaggio e densità energetica. In una barca a idrogeno la “magia” non è solo nel serbatoio o nella cella a combustibile, ma nella coreografia con cui tutti i sottosistemi dialogano: raffreddamento, potenza, gestione della missione. È un’immagine chiara di che cosa sia l’energia oggi: un’infrastruttura diffusa dove il valore nasce dall’insieme, non dal singolo componente.
Maria Beatrice Prestia e Chiara De Angelis ci portano dietro le quinte, nella logistica. Una studia Ingegneria Elettrica, l’altra Archeologia (sì: ed è un valore). La logistica è il sistema nervoso della competizione: trasporti, tempi di banchina, turnazioni, materiali, permessi, sicurezza. È il punto in cui il progetto tecnico incontra la realtà: senza una logistica precisa, un cavo non arriva, una batteria non è dove serve, una prova salta. Qui la competenza “non tecnica” è decisiva: organizzazione, comunicazione, visione d’insieme. Ed è un messaggio chiave per chi pensa che “ingegneria” sia sinonimo solo di calcolo.
L’effetto “specchio”: perché queste storie sono role model
Cosa vede una studentessa o uno studente guardando queste ragazze? Vede se stesso/a “fra cinque anni” con una cassetta degli attrezzi fatta di teoria e pratica. Vede percorsi diversi (meccanica, aerospaziale, energetica, elettrica… perfino archeologia) convergere su un obiettivo comune. Vede che il talento conta, ma contano altrettanto disciplina, collaborazione, capacità di raccontare il proprio lavoro.

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Il valore di questi role model è triplo:
- Immaginazione professionale: si allarga il ventaglio di “mestieri possibili”. Idrodinamica e idrogeno non sono parole astratte, diventano competenze spendibili su un ponte di comando tecnologico.
- Rappresentazione: più volti femminili in posizioni tecniche e decisionali migliorano la qualità delle soluzioni. La diversità è un acceleratore d’innovazione, non una decorazione.
- Contagio positivo: vedere coetanee affrontare un circuito internazionale (e vincere) rende desiderabile lo sforzo che lo precede: studio, tesi sperimentali, notti in laboratorio, iterazioni infinite su un profilo di elica.
Il contesto che abilita: MOST e i progetti RedWave/GreenWave
Questi risultati non nascono nel vuoto. Attorno c’è un ecosistema che funziona. Il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST), finanziato in ambito PNRR, ha messo a sistema università, centri di ricerca e imprese, con investimenti e percorsi che vanno dai prototipi alla dimostrazione. In questo alveo si collocano iniziative come RedWave/GreenWave, che connettono didattica, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, sostenendo progetti come UniBoAT e le sperimentazioni che poi vediamo in gara. YouTube+4Università di Bologna+4centronazionalemost.it+4
UniboAT e UniGe: due strade italiane, un medesimo orizzonte
Sul fronte bolognese, il 2025 ha consolidato una leadership costruita nel tempo: UniBoAT è salita sul gradino più alto complessivo dell’edizione, con in più il Design Prize 2025 che premia non solo la bellezza ma l’eccellenza ingegneristica “visibile” della barca. È il segno di una maturità progettuale che unisce performance, efficienza e cura dell’interfaccia con il mare. Corriere della Sera+1
Per Genova, la stagione monegasca è stata altrettanto significativa: argento nella Energy Class, record di velocità e premio speciale Eco-conception per UniGe Elettra. Tre tasselli che raccontano un progetto ben bilanciato tra spinta prestazionale, ottimizzazione energetica e attenzione al ciclo di vita dei materiali e dei sistemi. In poche parole: tecnologia che corre e, insieme, pensa. UniGe.life+1
Cosa impariamo (a scuola e in azienda)
Se dovessimo tradurre la MEBC 2025 in una scheda didattica per una classe o in tre takeaway per un’azienda, sarebbero questi:
- L’innovazione è interdisciplinare. Idrodinamica, powertrain a idrogeno, elettronica di potenza, logistica, comunicazione: nulla funziona da solo. Questo vale in un team studentesco come in un reparto R&D.
- La qualità si vede nel sistema. Un record di velocità o un premio di eco-progettazione non sono numeri isolati: emergono da scelte coerenti lungo tutta la catena (design, materiali, architettura, test, operations).
- Le persone sono la tecnologia. Il differenziale competitivo non è solo nel progetto, ma nel modo in cui il team impara, itera, integra e si racconta. Le storie delle sei intervistate ne sono la prova.
Il cerchio che si chiude: dal molo alla comunità
Eventi come la Monaco Energy Boat Challenge hanno una ricaduta che supera la banchina dello Yacht Club. Portano nel dibattito pubblico parole come “idrogeno”, “efficienza”, “eco-conception” senza slogan, ma con evidenze. E soprattutto rendono visibili role model che parlano di tecnica con naturalezza, facendo saltare stereotipi stanchi. Per questo le interviste contano: perché mostrano come si diventa professioniste e professionisti dell’energia in mare, e perché consentono a ragazze e ragazzi di vedersi lì, tra qualche anno, con le mani sullo stesso timone, magari spingendo un’idea ancora più avanti.
Nel 2025 l’Italia ha corso forte e bene. Bologna ha firmato l’edizione con premi pesanti, Genova ha messo velocità, efficienza e sostenibilità nello stesso pacchetto. Ma la vera vittoria è la normalità con cui Chiara, Eva, Bianca, Tecla, Maria Beatrice e Chiara parlano del loro lavoro: come si parla delle cose che si sanno fare. È l’immagine più pulita di cosa significhi “role model”: non eroine distanti, ma compagne di squadra un po’ più avanti sul percorso, pronte a farti spazio a bordo.
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Queste interviste sono state realizzate grazie al progetto REDWAVE, finanziato dal National Center for Sustainable Mobility (MOST), attraverso il PNRR (M4C2).
