– “Bastano solo 5 minuti!”
– “Ma è uno spreco di tempo! E a che serve, poi?”
– “Fidati, provalo. Vedrai che cambierai idea!”
– “Non credo, sai? Non ho tempo per queste cose, e poi non mi si addice. Sono una donna di scienza, io.”
– “Ok, anche io. Ma dai, servono solo 5 minuti!”
Cinque minuti. Cosa sono cinque minuti, nell’arco di una giornata di 24 ore?
Sono almeno 10 minuti in meno di un ritardo accademico.
Una canzone poco più lunga della media, dura cinque minuti.
Il tempo massimo di attenzione concesso ad un oratore poco esperto che ci toglie i sentimenti.
La durata di una doccia in palestra.
In un quinto di questo tempo il cervello di un feto sviluppa 250 mila neuroni.
In cinque minuti 12 milioni di ricerche vengono effettuate nel mondo su Google.

Cinque minuti in cui fermo le mani, ma non la mente.
Scelgo un colore, con cura, e via. Minuti tutti per me.
Se me lo avessero detto prima, che il segreto era tutto lì, mi sarei risparmiata ore di scervellamenti, giorni di concentrazione forzata e un discreto numero di incazzature. Tutto in cambio di 5 sacri meravigliosi minuti.
C’è chi rastrella un piccolo giardino Zen, chi “scrolla” la sua pagina Facebook, chi fissa il soffitto e chi sorseggia una tazza di tè.
Io mi metto lo smalto. Che lo so, che te lo metti a fare. Che lo so, tanto poi si rovina. E lo so, con tutte le cose importanti utili per salvare il mondo quella è l’ultima a cui pensare.
Ma le idee che mi vengono fuori mentre metto lo smalto, ve lo assicuro, nemmeno quando leggo 5 paper scientifici tutti di fila.
Sarà quell’aroma di solvente organico. E sì, lo ammetto, ho una gran passione per etile acetato e liquidi simili, che con tutti i solventi che ho sniffato in laboratorio durante la tesi e gli anni di ricerca è un miracolo che riesca ancora a sentire gli odori.
Saranno quei colori sgargianti, le differenze di tonalità minime e quasi superflue che invece sulle mani fanno una differenza abissale.
Sarà che quando vedo delle mani ben curate su altre ragazze mi si accende un’invidia colossale e vorrei tanto saperlo fare anche io, ma ogni volta mi rendo conto che no, non ce la posso fare.
Allora ho deciso che se il risultato non può essere lo stesso, io mi concentro sul mentre. Se la destinazione è diversa, se è meno attrattiva, pace. Concentriamoci sul viaggio.
Ci sono però cinque cose che ho imparato, in cinque esatti minuti di smalto.
STICK TO IT. Diciamolo, ci sono smalti e smalti. Fra i miei preferiti attualmente ne primeggiano 3 di una marca low-cost comprata in qualche angolo della Croazia alcuni anni fa. Ma, ragazzi miei, non vi dico che efficienza. Tempo di asciugatura brevissimo, “coprenza” ottima già dopo la prima passata, si tolgono facilmente, ma non abbastanza da rovinarsi subito. Il segreto? I plastificanti. La cellulosa, generalmente, è uno dei componenti principali e, modificata con gruppi azotati, forma un film adesivo che garantisce tenuta e resistenza una volta asciutto. Insieme a lei, però, servono altri agenti che la aiutino ad essere plastica al punto giusto. Flessibile, sì, ma non troppo. E nemmeno troppo rigida. Una bella fatica, è vero, ma è quel sottile equilibrio che fa davvero la differenza.
BE CAREFUL! Il fiuto non può dirci tutto sulla composizione di quello che usiamo. Ci sono studi volti a monitorare continuamente le sostanze presenti negli smalti destinati ad uso individuale e professionale, con misure cautelative per evitare l’esposizione ripetuta e/o prolungata a sostanze potenzialmente nocive per la nostra salute. Anche la nostra modalità di utilizzo però può fare la differenza. Areare gli ambienti quando usiamo smalti per unghie e non respirare a pieni polmoni il contenuto della boccetta sono già due buoni accorgimenti.
Il SESTO PUNTO. Lo so, avevo detto cinque. Questa è solo per ricordarvi che, se come succede a me, dopo esattamente 5 minuti lo smalto è già rovinato, non arrabbiatevi. C’è sempre il giardino zen da rastrellare, per rilassarvi. Ma intanto avrete imparato qualcosa di più. 🙂
Nicole @ sheisascientist